Via Legnago, ovvero gli assenti cronici hanno torto

Sono passati solo una decina di giorni dall’inizio della sperimentazione su via Legnago: una corsia preferenziale per bus verso il centro e senso unico nell’altra direzione per le auto. Per complessivi 500 metri circa che hanno fatto riempire pagine e pagine di inchiostro virtuale.

Nell’inverno di un anno fa l’amministrazione comunale all’incontro per la presentazione del bilancio con il quartiere Parco, recepì un’esigenza dei residenti che lamentavano traffico e velocità eccessive su quel tratto di strada. A quella riunione, pubblicizzata con volantini in tutto il quartiere, con articoli di giornale, sul sito comunale, su facebook, c’erano quindici persone. I giornali comunque parlarono di questa richiesta.

A primavera, mesi dopo, nel secondo incontro di quartiere l’amministrazione presentò, con tanto di slides, il progetto di revisione della viabilità di via Legnago, rispettando la promessa fatta ai cittadini. Anche questa volta l’incontro era stato pubblicizzato con ogni mezzo.

I giornali parlarono della proposta e della soluzione ipotizzata dal Comune. Non un cittadino, ma soprattutto non uno dei gruppi politici che oggi sbraitano, disse mezza parola.

Passati altri mesi la sperimentazione ha avuto inizio. Al di là della facile considerazione per cui se anche andate a vedere in orario di entrata scolastica, il traffico è tutt’altro che drammatico; e al di là del fatto che tutti, non nascondiamoci, abbiamo fatto via Legnago a 70 e più all’ora per andare in centro, magari perché eravamo in ritardo all’happy hour; resta il punto principale.

Perché due riunioni ampiamente pubblicizzate, articoli di giornale, pagine facebook, richiamano venti persone e poi quando c’è da mettere una firma contro, dopo dodici mesi senza proferire verbo, ce la mettono in 1200?

Disattenzione? Allora è cronica. Non parliamo di una riunione carbonara ma di due incontri pubblici e numerose altre occasioni di informazione.

Il punto è invece, ritengo, che andare a una riunione costa l’impegno che mettere una firma, che magari poi non è neanche il tuo quartiere, non costa nulla. Ed è un po’ quel che facciamo regolarmente: quello che non ci costa nulla. Siamo tutti rivoluzionari, barricaderi, solidali nei post che scriviamo sul telefono ma non ci muoviamo di un centimetro fisicamente. In questo caso poi, subentra anche, sicuramente, l’antipatia politica. Non gradisco l’amministrazione, non ci vado, ma poi non intendo adeguarmi alle decisioni di chi ci è andato.

Secondo me basta attendere la fine della sperimentazione di tre mesi e tutti i leoni da tastiera e da firma facile che oggi annunciano barricate, saranno passati ad altro. Probabilmente alle fantomatiche scuole che rifiutano l’albero di Natale perché non piace ai musulmani. E vai di nuova rivolta scritta.

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