The day after, con Trump è davvero in pericolo la democrazia mondiale?

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Oggi è proprio l’ora giusta del mio orologio rotto, che una volta ogni tanto,  per caso ci prende. Avevo da tempo pronosticato la quasi certa vittoria del vecchio Donald sulla terribile Hilary. “Trump Triumphs” titolo adesso il NYT con un bel gioco di parole e il mondo sbigottito assiste alla vittoria della gente senza voce del profondo nord americano della gente che non risponde alle domande dei sondaggisti e a cui forse il vecchio Donald ha dato voce… almeno per un giorno…

Quella gente (120 milioni di votanti) ha ascoltato bene le promesse  elettorali del vecchio Donald, ben confuse in mezzo a propaganda anche molto razzista, di innalzare i salari minimi da 7,25 a 10 dollari all’ora, ci ha creduto ed è andata a votare convinta e anche un po’ nascosta dalle telecamere, perchè c’è da giurarci, era anche un po’ imbarazzata nel fare qualcosa che tutto il mondo riteneva impossibile.

Quella gente, per lo più operai, veterani, poliziotti, agricoltori ha fatto di testa propria ribellandosi ai loro capi e imponendo ancora una volta la  loro idea rispetto a quanto avrebbero voluto la classe dirigente americana.

Più i giornali sparavano contro il vecchio Donald, più i suoi supporter si convincevano e si battevano per trascinare i propri vicini.

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E questa è stata la fine di Hilary.

Io non credo che il vecchio Donald sarà una iattura per l’america o per il mondo, io in lui rivedo Ronnie Regan, il grande presidente repubblicano degli anni 80.

Lo stesso Trump nel suo discorso della vittoria ha cambiato radicalmente registro: toni più moderati, onore delle armi ad Hilary e un forte appello alla nazione e alla sua unità, appello che sarà senz’altro raccolto nelle prossime settimane da tutti e soprattutto dai democratici, come del resto successe con Ronald Regan.

Questa è una delle cose da inividiare veramente del sistema politico americano, purtroppo nè in Italia nè in Europa sappiamo ritrovare l’unità dopo le elezioni ed ognuno rimane a cullare il proprio orto.

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E l’Italia?

Manca poco meno di un mese al referendum che è a tutti gli effetti un referendum a favore o contro Renzi, pochi entrano nel merito della riforma,  tutti combattono un altra guerra. Chi vincerà?  Ci saranno sorprese ? Oggi tutto lascia intendere una vittoria del NO, ma un mese è ancora un tempo enorme in politica e tutto può succedere.

In questo caso forse Renzi deve sforzarsi di parlare ai giovani, ai millenians, e spiegare a loro non solo i contenuti della riforma, ma cosa ha in mente per l’Italia e per i giovani dei call center, delle partite iva dei tirocini.

Di certo oggi tutti i politici dovrebbero riflettere sulla loro capacità di ascoltare il popolo, perchè questa è l’unica vera chiave per il successo e per questo fa sorridere ieri Junker che rispolvera il detto caro a Mussolini: me ne frego!!

Fateci votare per il presidente dell’unione europea vi prego…

 

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