Teatro Carani, comunque vada sarà un buco clamoroso

Visto che non ne parla più nessuno da mesi è il caso di riparlare del teatro Carani?

Diciamolo chiaramente. La soluzione non esiste, perchè qualunque si scelga sarà un clamoroso buco, capace di mettere a rischio perfino il risultato delle prossime elezioni. Ecco perchè chi governa ne parla poco ma anche chi si oppone, ed ha avuto esclusivamente la botta di culo di scendere dalla poltrona di amministratore appena quattro mesi prima che il famoso controsoffitto crollasse, non spinge più di tanto sull’acceleratore e preferisce usare come megafono un comitato.

Soluzione 1: Comune e proprietà non arrivano a nessun accordo, il Carani non riapre mai più e resta un rudere in centro storico, in compenso riaprono il San Francesco e magari un teatro tenda o capannone o simile. In questo caso il patentino di “amministrazione che ha privato la città del suo storico teatro” rimane saldamente nelle mani di chi fra due anni e mezzo deve ripresentarsi al voto dei sassolesi.

Soluzione 2: Il Comune cede e accorda alla proprietà le sue richieste. Spende due milioni per risistemare il teatro (facciamo ancora finta di credere che il teorico e mai visto da nessuno ripristino del controsoffitto sia sufficiente a riaprire un teatro che, dalle tubature al palco, dal lampadario all’antisismica, è tutto da rifare dopo almeno quindici anni di incuria? La Commissione pubblico spettacolo se viene a vederlo oggi si fa quattro risate…), accetta un contratto biennale, rinnovabile alle condizioni capestro dei padroni della sala. Rischia il danno erariale, cala le braghe senza portare a casa niente dopo aver tenuto chiuso il teatro per tre o più anni. Davvero meno del minimo.

Soluzione 3: La proprietà cede e accetta una delle condizioni della giunta, vale a dire vende il teatro al Comune accettando in permuta terreni e beni immobili o accorda un contratto di affitto almeno ventennale su cui spalmare i lavori necessari. Il Comune ottiene quindi il risultato di riaprire risanata, una sala ormai palesemente troppo grande per la città, quasi ottocento posti che non si riempiono mai se non in occasione dei saggi delle scuole, che costa come una nave da crociera tutte le volte che devi accendere il riscaldamento e dove un qualunque Amleto vede riempire un terzo della platea quando va bene (perchè va anche detto, ai sassolesi del Carani interessa ma del teatro non gliene è mai fregato niente). Una specie di buco nero finanziario che non si capisce neanche se con una Sgp da risanare entro il 2024 sia sostenibile, mentre di fianco c’è un Politeama già comunale che con meno soldi potrebbe diventare la sala di giuste dimensioni, lasciando al San Francesco eventualmente l’incombenza del cinema.

La soluzione 4 non c’è o se esiste non è mai stata pronunciata da nessuno. L’impressione è che si voglia rimandare la possibile riapertura del Carani a un’alra legislatura. Da una parte si spera che il problema non si noti troppo, dall’altra che un’eventuale futura amministrazione di diverso colore si mostri più arrendevole. Almeno questo fa intendere l’entusiasmo con cui proseguono i contatti o i tentativi di contatto fra le parti che è molto al di sotto dello zero.

 

 

Abbiamo parlato del Teatro Carani anche qui

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One thought on “Teatro Carani, comunque vada sarà un buco clamoroso”

  1. Analisi ineccepibile, rimane purtroppo il fatto che la città è ancora senza una location per eventi culturali.
    L’unica certezza che abbiamo è che tra passato e futuro le sorti della questione dovranno passare dalla politica.

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