In Comune non c’è più niente da fare. La legislatura è già finita

La legislatura è già finita. Oltre quaranta giorni dopo l’ultimo consiglio comunale, si torna in aula il 31 gennaio, con un ordine del giorno fatto di cinque miseri punti: due sono interrogazioni, una di media importanza (sul gelicidio di qualche giorno fa), l’altra minima (notiziario comunale); due sono punti tecnici e uno è dedicato alla rottamazione delle cartelle esattoriali.

In quasi due mesi l’amministrazione comunale non ha trovato materie su cui decidere e coinvolgere il consiglio e questo a sua volta non ha trovato argomenti da sottoporre all’aula.

E’ un chiaro segnale, non tanto del ruolo inconsistente lasciato dalle riforme della pubblica amministrazione al consiglio comunale, quanto di uno sgonfiamento generale: c’è poco da fare e quindi anche poco da polemizzare o suggerire.

Del resto Claudio Pistoni ha condotto la prima parte del suo mandato in trincea ventiquattr’ore su ventiquattro e con l’elmetto in testa: l’obiettivo era risanare Sgp e di coseguenza il Comune stesso, sull’orlo della bancarotta. A questo il sindaco si è dedicato anima e corpo, in un percorso costellato di ostacoli: corte dei conti alla porta, inchiesta intoccabili, concordato, banche e tribunali da mettere in accordo.

L’impressione è che, ottenuto il difficilissimo obiettivo principale, anche il sindaco abbia sentito il bisogno di tranquillità. Del resto Pistoni è un normalizzatore: uno che ama tracciarsi la strada all’inizio e poi seguirla senza deviazioni. Per questo si circonda di solito di giunte senzienti e non gradisce chi devia dal percorso, compresi i consiglieri comunali della sua maggioranza. Non a caso le turbolenze su via Legnago sembrano infastidirlo particolarmente.

La direzione  del Pd aperta alla maggioranza di qualche giorno fa, in cui si relazionava quanto fatto e quanto previsto in futuro, dice in effetti che adesso si punta a un’ordinaria amministrazione che funzioni, dopo anni di disservizi (è comunque un risultato).

Ma che Sassuolo non abbia bisogno di altre azioni forti è falso: dal teatro Carani alla sicurezza; dal rilancio del centro ai problemi sturturali degli edifici scolastici, dall’ambiente ai mutamenti economici epocali del distretto, dalla bretella a Gigetto, ci sono abbastanza temi per riempire l’agenda dei prossimi dieci anni. Invece si seguirà la strada tracciata: i vari abbattimenti che da qui a fine mandato consentiranno a Pistoni di tagliare un po’ di nastri e di sfoggiare buoni risultati (Cisa Cerdisa, Diamante, Goya)  sono sufficienti per una ricandidatura, sua o di qualcun altro della giunta, facile, in un panorama di opposizioni a loro volta inesistenti (Cinque stelle ormai sterili, Sassolesi con l’ex sindaco che medita il ritiro).

Toccare qualche altro punto farebbe solo danno: il teatro Carani resterà così com’è almeno fino alla salita del prossimo sindaco; piazza Martiri che dovrebbe essere ristrutturata non ha i fondi sufficienti e comunque toccarla poco prima di tornare alle urne sarebbe un suicidio.

Rassegniamoci insomma a due anni e mezzo di ordinaria amministrazione, che è sempre meglio della luce tagliata nelle scuole o dell’impossibilità di pagare gli spalaneve. Ma è poco per una città che di treni ne ha persi parecchi.

 

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