I cartelli stradali bianchi e marroni. Una legge applicata da burocrati

All’origine c’è un burocrate, prevedibilmente romano, che nel chiuso del suo ufficetto si inventa la nuova concezione di “”centri abitati”, “località”, “quartieri”. E poi, sempre dall’ufficetto magari in centro a Roma, quindi con scarsissima conoscenza dei territori, elabora un cervellotico sistema di cartelli marroni che delimitano i confini e bianchi che delimitano i centri abitati.

Poi però a cascata viene l’adozione pedissequa di questa legge da parte degli enti locali intermedi e poi dei Comuni. E si arriva al grande pastrocchio. Questa legge sui cartelli bianchi e marroni, che sta facendo infuriare gli spezzanesi che improvvisamente si sono ritrovati in una specie di riserva indiana, è la stessa che meno di due anni fa fece coprire di ridicolo l’amministrazione del Comune di Sassuolo coi suoi cartelli con l’eco (“Sassuolo Sassuolo”). Situazioni diverse ma stesso problema di fondo: l’applicazione priva di qualunque spirito critico e buonsenso di una legge (che doveva servire a delimitare le zone di rispetto dei limiti di velocità) così come viene trasmessa e scritta. E’ quel che succede quando l’amministratore politico lascia le briglie in mano al funzionario comunale, che di metterci anche solo il minimo di personalizzazione se ne guarda bene (“poi ci vado di mezzo io”).

Nel caso sassolese poichè centro abitato e confine cittadino spesso coincidevano ci si è ritrovati coi cartelli bianco e marrone uguali uno sull’altro. Ci sono Comuni che hanno evitato la trappola del ridicolo mettendo uno dei due in dialetto. Sassuolo invece il dialetto lo aveva appena tolto. Magari poteva provare con l’inglese, invece niente.

Nel caso fioranese, poichè il sistema di frazioni (oggi località o forse quartieri, non si capisce) è più complicato e non coincide coi confini comunali, il problema sta nella collocazione materiale dei cartelli. Perchè oltre alla beffa di dividere in “centri abitati” un territorio che è tutto un centro abitato senza interruzioni dalla Cisa Cerdisa al Rossetto, c’è anche il danno: lo stesso solerte funzionario ha preso le sue belle mappe, che stavano nel polveroso armadio del primo piano del Municipio, è si è andato a guardare i confini fra frazioni. E ha spostato il cartello Spezzano indietro di un chilometro, oltre il torrente Fossa; e ha escluso il castello di Spezzano dal territorio di Spezzano; e così via su tutte le strade e direttrici ridisegnate dalla nuova legge. Magari la sua cartina è quella giusta e non lo era quella di chi da decenni ha collocato i confini altrove. Ma perchè cancellare tradizioni di lunghissima data per il puntiglio di piantare quattro cartelli? Qui sono decenni, forse secoli di storia e confini consolidati buttati alle ortiche senza neanche una remora.

Si ha un bel dire, come fanno sindaco e vicesindaco di Fiorano, che la questione è tecnica e formale e che centro abitato e località non coincidono. Gli spezzanesi, che credevano di essere tali perchè abitavano in via Ghiarella, scoprono di non esserlo più. E si incazzano. E magari ce lo avevano pure negli indirizzi e nei biglietti da visita, Spezzano di Fiorano. Puoi anche rassicurarli, ma i cartelli dicono il contrario. Un’altra volta basterà prendere la legge nazionale, leggerla e passarla al burocrate di turno coi necessari correttivi. Anzi, con dei bei cancelloni.

 

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