La nuova politica della retromarcia

In poco più di una settimana abbiamo assistito a due episodi che ci illustrano un aspetto della nuova politica, quello della retromarcia.

Prima a Sassuolo, dove da alcuni mesi si sperimenta la chiusura di via Legnago, strada di accesso al centro girata solo in uscita, scelta difesa per mesi con dati e teorie, si arriva alla riapertura della strada, sotto la pressione delle proteste e di 2500 firme raccolte; poi pochi giorni dopo a Fiorano, dove i nuovi cartelli stradali installati hanno fatto infuriare la frazione di Spezzano che si è trovata i confini ridotti e parti storiche di territorio escluse, succede più o meno la stessa cosa, il sindaco accetta di rimettere quasi tutti i cartelli al loro posto.

Queste cose le amministrazioni locali non le hanno mai fatte o molto raramente. La differenza con la nuova politica 2.0 (o anche 4.0) è rappresentata dalla rete. In passato abbiamo assistito a proteste pubbliche molto forti, assemblee con insulti, cortei, manifestazioni. Tanto per ricordarne qualcuna, via Torino e la ipotizzata casa popolare, il doppio senso con mini-rotatoria in via Rometta, i cortei pro Fassbinder e contro le discriminazioni, le reiterate proteste sul centro storico di Fiorano, su via Veneto, sul commercio e sui parcheggi: ma la questione era solo sopportare pazientemente le sfuriate, dare tempo al tempo e poi l’argomento sarebbe stato dimenticato, la voglia di andare in piazza sarebbe finita magari con l’inverno o con le ferie e la gente si sarebbe abituata.

La rete questa possibilità non te la dà più. E coinvolge un numero esponenziale di manifestanti. Non dimentica e non smette di infuriarsi.Da mesi ogni giorno è uno stillicidio di commenti negativi su via Legnago e non si è stancato nessuno; da giorni erano crescenti gli scritti furibondi degli spezzanesi.

Non sarebbero scemati e comunque nessuno si sarebbe più scordato. E non sarebbe neanche rimasto un fenomeno limitato alla rete, per cui poteva bastare spegnere il computer; i social a un certo punto esondano e scendono in piazza, fra i commenti delle persone. Un’assemblea e un sit in per via Legnago ci sono stati, Spezzano, proprio grazie alla rete, si stava già organizzando non solo con gli spezzanesi residenti ma perfino con gente emigrata in altri Comuni da anni ma ancora legata a quella storia e pronta a tornare per protestare. Sono colpi all’immagine di un’amministrazione, sono potenziali voti che volano via, sono delegittimazioni che rischiano poi di innescare processi simili anche su altre decisioni, magari solo per risentimento contro chi ti ha fatto uno sgarbo una volta. E sempre grazie alla rete, gli amministratori possono essere sempre contattati e non scendono mai dalla graticola.

Perciò, a differenza di quanto accadeva in passato, si è scoperta la capacità e la facoltà di ripensarci, di tornare indietro, anche se non ancora quella di dire “abbiamo sbagliato” nè di evitare di volere l’ultima parola (via Legnago ancora chiusa il pomeriggio, il castello di Spezzano ancora fuori dai confini segnati dai cartelli).

Delle tante amenità propagandate dal Movimento di Beppe Grillo come verità assolute che tali non sono, lo stragrande potere della rete e dei social invece è vero. Del resto si sta ritorcendo a volte anche contro chi per primo ne ha capita la potenzialità e ne ha fatto uso massiccio.

 

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