Verso le primarie. Le galassie del Pd sassolese…

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La frattura nel Pd nazionale ha ovviamente mandato in fibrillazione anche tutti i Pd locali, compreso quello sassolese che ad essere sinceri, in fibrillazione c’è ormai da mesi, almeno dalla fase pre-referendaria.

Adesso che però il Renzi pigliatutto si è dissolto e dimesso, comincia la corsa al posizionamento in vista delle prossime primarie. Ed è curioso pensare cosa potrà succedere in città, dove da sempre la componente che dovrebbe essere maggioritaria del Pd, quella che sostiene Matteo Renzi, sta in realtà in minoranza in un partito dominato invece da nostalgici dalemiani e detrattori dell’ex premier. Basti pensare alla posizione problematica dell’assessore Pigoni o del consigliere Venturelli, fra i primi sostenitori di Renzi.

Insomma cosa succederà adesso? Se Matteo Renzi dovesse vincere le prossime primarie, la vasta galassia di scissionisti o comunque non fedeli all’ex premier cosa farà? Scrollerà le spalle e resterà al suo posto considerandosi sempre maggioranza? E se invece dovesse prevalere la corrente anti-renziana con Orlando o Emiliano, che ne sarà di chi per anni ha sostenuto Renzi e poi il referendum? E da che parte penderà la bilancia del futuro candidato sindaco in caso Pistoni rinunciasse a un secondo mandato?

Possibile che dopo tutto quello è successo e succederà, il giorno dopo sia come il precedente?

Per aiutare a orientarsi nella complicata gallassia del Pd locale vi abbiamo anche preparato uno schemino che divide i principali personaggi secondo la posizione attuale: sono schieramenti desunti da commenti, interviste, da voci raccolte in varie occasioni o anche da pubbliche manifestazioni di appartenenza. Abbiamo incluso anche alcuni degli appartenenti alla lista civica per Pistoni, in quanto consiglieri o assessori e quindi determinanti per il futuro politico del centro-sinistra.

Troviamo i renziani convinti, in testa Pigoni, tra i più ferventi anche nella promozione del Sì al referendum, insieme ad altri, pochi per la verità, sostenitori del segretario appena decaduto; alcuni sono tiepidi ma possiamo ancora annoverarli fra i renziani, come il consigliere Ghinelli o l’assessore Schenetti. Caso a parte Venturelli renziano doc, ma escluso dal pd locale, reo di atteggiamenti contrari e quindi di lesa maestà alla “ditta”

Un’ampia fetta del centro-sinistra si mantiene in posizione neutra: per primo il sindaco, che deve farlo per garantire la legislatura e la convivenza delle varie anime del partito, anche se il suo sì al referendum è arrivato tiepidamente a 48 ore dal voto dando l’idea di un distacco da Matteo Renzi; poi c’è anche il vicesindaco e una bella fetta di giunta, c’è il segretario Matteo Mesini che ha fatto il suo mestiere mantenendosi in equilibrio e cercando di tenere l’unità del partito, la presidente del Pd Daniela Frigieri. Tanti altri restano neutrali, magari perchè non vogliono la scissione del partito e ritengono l’unità più importante del nome alla guida oppure perchè puntano ad una posizione di grande rilevanza amministrativa in un futuro prossimo (Poggi).

Vastissima però è la galassia dei non renziani, alcuni proprio anti, schierati cioè sulle posizioni di D’Alema e Bersani fino a ipotizzare la scissione: Gianlorenzo Ingrami, Lorenzo Ravazzini, conduttore di molte campagne elettorali, tra cui quella di Pistoni ma anche quella di De Luca. Fra i duri e puri anche Zanoli, Catucci, Rossi, l’assessore Sonia Pistoni, a lungo accreditata nel Comune come la leader di questa nuova formazione.

Poi ci sono quelli che, pur nell’unità del partito, sono pronti a sostenere un altro candidato segretario, in particolare il presidente del consiglio Serena Lenzotti, Valerio Torri, l’assessore Del Neso che sembrano orientati su Orlando.

Un’ultima notazione che dà la misura del terremoto causato nel Pd da Renzi, che è riuscito a mettere su mura opposte anche storici colleghi di sinistra: fra i pro-Renzi troviamo l’ex sindaco Ferruccio Giovanelli; fra i no Renzi l’ex presidente del consiglio comunale Torri, Susanna Bonettini, ex assessore e vicesindaco.

Mentre addirittura un altro ex presidente del consiglio Pd, Patrizia Barbolini, se n’è già andata da tempo in Sel e ha fatto attiva campagna per il no.

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