Odio Gigetto. Su, tutti in coro…

Se non vi è ancora capitato fate un salto sulla benemerita pagina Facebook “Odio Gigetto” dove poco meno di trecento valorosi (proprio come quelli di Leonida) cercano di arginare la faciloneria con cui oltre 4mila persone aderiscono invece al gruppo “Salviamo Gigetto”, convinte ancora che il loro futuro passi dal trenein dal cocc’, dalla tigella fatta con la cottola di pietra, dal balsamico nella botticella in cantina, dal pennino col calamaio, dal telefono a disco (aaaah… quando non eravamo schiavi del cellulare…) e dalla vendita internazionale worldwide del tiremola.

Intanto l’industria locale aderisce in massa ai programmi per l’automazione spinta, l’operaio fa i conti ogni giorno con cinque o sei terminali computerizzati, gli agenti meno intraprendenti si spingono almeno fino in Malesia e gli altri chissà dove per continuare a vendere i nostri prodotti e mantenere alti i fatturati di un territorio che poi sbatte via parte di questi fondi per procurare nuove carrozze vuote a una ferrovia inutile, inquinante, obsoleta, nociva e anche rompicoglioni.

I valorosi di Odio Gigetto solo in pochi mesi hanno già potuto documentare quotidiane file fra mefitici gas di scarico di camion fermi per quarti d’ora, numerosi passaggi a sbarre alzate, disagi e pericoli che negli anni duemila non accetterebbero più neppure in qualche slum indiano.

Eppure permane il coro “Salviamo Gigetto”; ci fanno gli eventi sopra, ci suonano il blues, invitano la gente a passare il sabato viaggiando su questo rottame ambulante come fosse una festa, mentre potrebbero chiedere alle poche decine di poveri pendolari costretti a prenderlo se sia festa o supplizio quotidiano.

Fuori dalle invettive, non pensano queste persone che non c’è modo nè speranza di fare di Gigetto una tratta ferroviaria degna (ma come si fa a buttare soldi per riqualificare stazioni in cui c’è solo un’obliteratrice automatica?) e tantomeno interagire con scali merci che sono da tutt’altra parte?: il che lo rende inadeguato per trasporto di persone o cose. Togliere i soldi alla bretella autostradale per modernizzare la linea? Non pensano i sostenitori del pecorino di fossa e dei trenini scalcinati, quanto costerebbe in termini economici ma anche di impatto? Va messo in conto il carico ambientale per la produzione di binari, vetture, scavi per linee in trincea, sottopassi per trasformare il catorcio nella sospirata metropolitana di superficie. C’è davvero paragone con i costi economici e ambientali  per produrre quattro bus a metano, che viaggiando allegri sulla bretella o sulla Modena Sassuolo liberata dal traffico pesante, soddisferebbero le stesse esigenze senza rompere le scatole a nessuno e senza inquinare?

Rottamando il maledetto Gigetto e creando un percorso ciclabile protetto sulla direttrice lasciata libera, si collegherebbero paesi e frazioni con la via più breve e diretta. Chissà quante persone potrebbero andare in bici a lavorare da Formigine a Casinalbo, per dire, se il percorso fosse senza pericoli e per qualche centinaio di metri invece che stradale, tortuoso e in mezzo alle auto. Si può valutare quanto questo ci avvicinerebbe a capitali europee che vengono sempre citate con aria di sufficienza (poveri voi che volete la Bretella, guardate cosa fanno a Copenaghen)  da chi da dieci anni almeno non posa neanche un metro di pista ciclabile?

La bretella dirotterebbe il traffico stradale, soprattutto pesante, altrove e noi potremmo andarcene liberi in bici sul percorso che una volta era dell’odioso Gigetto, senza rischiare, senza respirare fumo in coda al passaggio a livello e senza sperare che la sbarre stavolta si abbassino in tempo (che poi per come va esasperatamente piano il pericolo è relativo, ma vabbè…)

Nella foto in alto, Sassuolo e le disastrose condizioni della sua viabilità nel 1970 (invece no, è una foto di un mese fa)

 

odiogigetto!!!

Odio Gigettoooooo!!!!!
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2 thoughts on “Odio Gigetto. Su, tutti in coro…”

  1. Finalmente qualcuno che espone chiaramente una soluzione al problema di un treno poco frequentato che taglia la città in due.
    Volevo poi precisare che i maggiori attivisti di Salviamo Gigetto sono in gran parte persone che hanno un legame lavorativo con le ferrovie o nostalgici pensionati Trenitalia.
    Il mezzo era adeguato ad una città di 50 anni fa, oggi non e più un opportunità ma un problema da risolvere.

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  2. ahhaa… siii.. “se togli gigetto qualcuno si fa sassuolo modena in bici”.. 😀 😀
    mapperfavore, DI cazzate se ne legge ma questa è il top!

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