Povera Sassuolo, dove la maggioranza si azzuffa sulle canalette per una fettina di Pd

Chi la spunterà? Il sindaco Pistoni, il possibile futuro sindaco Maria Savigni, la dissidente Sonia Pistoni o magari la renziana Giulia Pigoni? In uno stagno di apparente tranquillità (o inattività) politica, a due anni dalla fine del mandato, si muovono in realtà correnti e pesci più o meno grossi, con l’intento di prendersi il centro-sinistra e magari l’amministrazione futura.

I consigli comunali degli ultimi mesi rendono plasticamente una situazione di stallo che a poco più di metà legislatura pare sconcertante. Argomenti cardine come la riapertura delle canalette (o le rotture dei tubi dell’acqua) dicono molto della “spinta” propulsiva che anima la maggioranza.

Eppure è proprio su temi fondamentali come questo, se due canali di scolo ai lati della piazza debbano essere chiusi per sicurezza o aperti per tradizione, che la maggioranza in queste ore si confronta su toni anche molto accesi. Perchè per il vicesindaco Savigni sono parte di un enorme progetto di valorizzazione delle nostre peculiarità (anvedi…), ma vanno riaperte in sicurezza e con la certezza del risultato. Per la controparte, che è sempre del Pd ma si mette in posizione di controparte, sono fondamentali per il turismo locale (ci sono già frotte di pullman pronti per venire a vedere le canalette) e stare lì a menarsela con la sicurezza quando poi le macchine parcheggiano libere sulle ciclabili non ha senso.

E’ come se dopo la prima frenetica parte di amministrazione caratterizzata da Sgp, con le sue voragini di bilancio, le indagini della procura e della corte dei conti e il Comune senza soldi, risanata questa situazione e portata la città sui binari di una decente gestione, Pistoni abbia tirato un mega-sospirone di sollievo e si sia assopito. E con lui la maggioranza. All’inizio c’è stato qualche sussulto, auto-provocato da errori marchiani come la chiusura di via Legnago, ma adesso c’è voglia di normale amministrazione, del solito tran tran che Sassuolo non conosce da quasi dieci anni. Adesso il livello del dibattito interno, pure accesissimo, è quello delle canalette. E addirittura si rischiano spaccature sulle canalette.

Le primarie stravinte da Renzi col 70 per cento sembrano lontane ormai secoli e la dote che avevano portato a una parte del Pd fino a quel momento emarginata, è stata bruciata senza alzare un dito. L’assessore Pigoni, renziana di punta, resta ai margini, ha fatto timidamente capolino in un’intervista al Carlino in cui chiedeva qualche cambiamento in segreteria e poi è sparita di nuovo.

I cambiamenti non ci sono stati, comanda esattamente chi comandava prima, compresi quelli che si sono ufficialmente scissi e che continuano a contare nel Pd più di chi è rimasto. I due Mdp Catucci e Rossi, che non riescono a ottenere lo status di gruppo consiliare nonostante l’intero Pd provi affannosamente e con le lacrime agli occhi ogni strada per dare loro soddisfazione, promuovono odg e interrogazioni a cui il partito leader si accoda docilmente, stanno in consiglio giusto il tempo di votare o di far vedere che potrebbero non votare (mi si nota di più se vengo o se non vengo?, insegna Massimo D’Alema) e capitalizzano al meglio il fatto di essere diventati determinanti in un partito tagliato a fette. Dove l’altra fetta consistente e forse crescente ce l’ha Sonia Pistoni, assessore all’ambiente, un tempo in predicato di diventare vice-sindaco e poi candidata sindaco. Per ora ha sempre dovuto arrendersi all’altra pretendente, Maria Savigni. Anche perchè la Pistoni ha scelto la strada della critica interna: a muso duro contro la bretella e contro ogni altra iniziativa di urbanizzazione, convinta sostenitrice di una giusta e maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale, non ha rinnovato la tessera del Pd ma si sta portando dietro in modo evidente una parte del partito, sia in consiglio comunale che in sede. La saldatura fra Mdp e questi ulteriori scontenti arriverà probabilmente prima del voto e sta gettando progressivamente nella preoccupazione il sindaco, che qualche iniziativa in programma ce l’ha ancora (la più grande è la ristrutturazione di piazza Martiri partigiani) e rischia di trovarsi come minimo quattro voti ballerini in consiglio comunale, capaci di far saltare qualche provvedimento (le espressioni contro l’ultimo bilancio di previsione da parte di alcuni sono state chiare e inequivocabili).

Così a occhio, al momento delle candidature per il prossimo mandato a sindaco, non sarà facile come la volta scorsa trovare il nome che metta d’accordo tutti, neanche con l’arte della conciliazione che il segretario Matteo Mesini sta spandendo ormai a piene mani, anzi a vagonate, sotto lo sguardo torvo di Claudio Pistoni.

 

Se Atene piange, Sparta non ride. Domani la situazione delle opposizioni.

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