Il fragoroso fallimento delle Unioni dei Comuni, il carrozzone inutile che giuravano non sarebbero state

Sono passati meno di cinque anni ma il fallimento è già evidente, plastico nella sua totalità. Le Unioni dei Comuni sono un disastro, il carrozzone inutile che le opposizioni paventavano e che le maggioranze giuravano e spergiuravano non sarebbero state.

Al momento inutili, sono destinate a diventare anche dannose, creando ulteriuore confusione in un groviglio politico e amministrativo che fra Province non proprio sparite, Comuni non proprio chiaramente amministrati e enti sovracomunali, rende già un’impresa per il medio cittadino o imprenditore capire chi è il suo interlocutore.

Ma le Unioni non stanno crollando colpite dalla loro stessa burocrazia, piuttosto dall’opportunismo politico con cui sono state messe insieme e vengono usate oggi.

Il caso delle Terre di Castelli, che sono partite fra le prime e fra le prime perdono i pezzi, è emblematico. Strumentalmente vengono utilizzate da tutti: le destre, come fanno spesso con le Unioni, come hanno fatto anche a Sassuolo, le sfruttano come elemento per dividere, non per unire. Per questo Vignola sta cercando di ritirare i suoi vigili dal corpo unico, andando contro ogni logica e regolamento: per sottolineare il classico localismo alla polenta taragna, “i vigili miei sulle terre mie”. Cosa successa esattamente uguale anche a Sassuolo, quando la giunta di destra ritirò i suoi agenti dal corpo unico sostenendo di non voler spendere soldi dei sassolesi per servire gli altri Comuni. Lo poteva fare perchè l’Unione non c’era ancora, c’era un’Associazione dei Comuni che non riceveva riconoscimento nè fondi dalla Regione (Vignola non può farlo perchè si è presa i soldi e adesso vuole tirare indietro la mano). Il risultato è comunque che i Vigili sassolesi fanno servizio con gli altri, la gestione è comune, ma l’Unione non c’è. Anche quando l’amministrazione ha cambiato colore la promessa di riportare i Vigili nel corpo unico non è mai diventata realtà.

Ma solo per questo stanno crollando le Unioni? No, stanno crollando perchè non servono e non vengono in alcun modo promosse e sfruttate per quelle che erano davvero le loro potenzialità: è ormai lungo l’elenco di consiglieri comunali che si sono dimessi dall’Unione esasperati dal nulla di cui andavano a discutere a Formigine (sede dei Consigli dell’Unione). E del resto l’ordine del giorno in tre soli punti di questa settimana per l’Unione del distretto ceramico lo dimostra.

La creazione dell’Unione, il suo riconoscimento, l’erogazione dei fondi regionali, prevedevano che ogni anno tre servizi comunali confluissero nell’Unione. Nel distretto dopo aver unificato solo in parte i Vigili, aver effettivamente unito i Servizi sociali (almeno una buona parte) e i servizi informatici, da anni non confluisce più niente di fondamentale in quello che doveva essere il punto di arrivo di un grande progetto per gestire in modo più snello e spendere meno grazie alle famose “economie di scala”.

E niente confluisce perchè non si vuole far confluire. Due esempi che riguardano proprio l’unico servizio che realmente è stato unificato, quello dei servizi sociali: se davvero esiste una gestione comune, più economica e amministrativa che non nel rapporto col cittadino, quando viene fuori una buona idea o possibilità il campanilismo locale prevale sempre e comunque.

Quando è stato inventato il Patto di cittadinanza attiva, con cui gli indigenti ottengono un contributo in cambio di lavori di pubblica utilità, non è neato nell’Unione ma nel Comune di Fiorano e solo dopo un anno, e con risultati ben diversi nel resto del territorio, è stato portato nell’Unione. E i fondi che ogni anno il gruppo Florim destina a Fiorano e Maranello per il sociale? Sono stati usati per progetti inbteressantissimi, di piccolo sostegno a situazioni di difficoltà e riconversioni professionali. Ma sono rimasti a Fiorano e Maranello, nessuno ha mai pensato di farli confluire in un fondo comune per progetti sul territorio dell’Unione.

E se la guardiamo come “porta” di accesso alla famosa “città distretto”, il quadro è ancora più sconfortante. L’aspetto turistico, culturale e promozionale, quello che poteva avere il massimo giovamento da una politica unitaria, è quello che meno di tutti viene considerato nell’Unione: fiere, sagre e manifestazioni che si sovrappongono regolarmente; Comuni che forti dei loro 300mila visitatori (indotti da un’auto, mica creati in Municipio) stoppano ogni tentativo di percorso turistico comune, notiziari comunali che fanno ognuno il suo piccolo pezzettino senza aprire mezza finestra su quello che succede a qualche centinaio di metri dal loro cartello di confine, un sito dell’Unione che non promuove nulla del territorio, della città distretto, della famosa “Terra maestra” che in questo caso farebbe meglio ad andarsene per un po’ dietro la lavagna a meditare.

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