Ci manca il Carani, certo. Ma forse ci manca di più il Fassbinder

Nelle carenze culturali della città di Sassuolo vanno al primo posto la mancanza di un teatro e di un cinema, lo sappiamo e non c’è bisogno di ripeterlo.

A tutti manca il Carani, a chi come icona di un glorioso passato in cui il teatro era centro della vita culturale della città (anche perchè la rete non esisteva, la tv satellitare nemmeno), a chi come edificio storico che ha visto passare tutti i sassolesi illustri, a chi semplicemenmte perchè manca una sala per manifestazioni da oltre 99 posti (e il Crogiolo risolve solo parzialmente il problema).

Ma a Sassuolo manca anche altro: e forse manca soprattutto qualunque luogo di cultura “alternativa”. Ci manca un Circolo Fassbinder, forse ancora di più del Carani. Perchè per sopperire alla mancanza dello storico teatro tutti si sono fatti in quattro. Adesso c’è la stagione del Crogiolo Marazzi, le associazioni si occupano della Primavera all’Auditorium Bertoli. La primavera e l’estate porteranno alle classiche serate musicali in piazza, al cinema estivo e alle letture al Parco Vistarino. Insomma per dare ai sassolesi doc la loro moderata dose di rassicurante cultura, tutti si adoperano al massimo delle possibilità.

Sì, ma tutti gli altri?

A pensarci bene la normalizzazione culturale è stata forse uno dei più grandi e completi risultati ottenuti dall’amministrazione di destra nei suoi cinque anni di mandato. Quando si insediarono c’erano il Circolo Fahrenheit, il Centro giovani, le Sale prova, il Temple Bar e il Circolo Fassbinder. Quando se ne andarono non c’era più nulla. Tutto chiuso e finito, polverizzata la cultura alternativa, quella giovanile, quella che del resto un assessore alla cultura chiamava “kultura”, tanto per far capire che non la riteneva tale.

Sassuolo aveva un panorama di spazi alternativi invidiabile. Il Circolo Fahrenheit e lo stesso Temple Bar organizzavano serate e concerti, rassegne cinematografiche e teatrali estive e invernali (storica la battaglia in consiglio comunale del futuro sindaco di destra contro la rassegna chiamata “I mediocrissimi”, dedicata ai B Movie nazionali e ritenuta niente più che spazzatura).

Ma per chi voleva andare ancora di più fuori dagli schemi c’era il Fassbinder. Uno spazio che nel circuito punk nazionale era tenuto in grande considerazione, dove approdavano gruppi da mezza Europa e dove si tenevano concerti e rassegne. Derubricato dalle amministrazioni comunali (non solo quella che lo chiuse ma anche quelle precedenti, che avevano comunque in animo di farlo) a un fatiscente palazzo di punkabbestia drogati.

Sbagliato. Il Fassbinder era una scintilla nel panorama cittadino fatto di una cultura che viaggia col pilota automatico. Lo era anche il Temple, che dopo la macerie ha lodevolmente ricostruito un suo spazio e una sua reputazione, senza poter comunque spaziare come avrebbe fatto un tempo. Il motivo, non certo lo scarso impegno dei ragazzi che lo gestiscono ora: piuttosto l’eterno problema dei sassolesi che vogliono dormire. In fondo il Fassbinder fu chiuso per non perdere i voti di alcuni condomini che mal sopportavano la musica in alcune serate. E il Temple ha ridotto le sue attività esterne per lo stesso motivo, puntando soprattutto sul bellissimo Youth Festival, che però dura solo quattro giorni durante i quali i poveri organizzatori devono pensare più a difendersi dal vicinato che a organizzare i concerti.

La verità finale è che mentre cittadine vicine rifuggono la definizione di città dormitorio, e per esempio Fiorano ha una Soneek Rooom per fare musica e concerti, le sale prova, una emittente radio rock che vive da quarant’anni; oppure Castellarano con il circolo Celsius continua la tradizione che fu del Temple e del fahrenheit, di dare spazio a tanti gruppi indie ed emergenti, Sassuolo nella definizione di città dormitorio ci si riconosce in pieno. Anche la cultura proposta deve garantire sonni tranquilli, mentre si sa che la “Kultura” fa spesso rumore.

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4 pensieri riguardo “Ci manca il Carani, certo. Ma forse ci manca di più il Fassbinder”

  1. ciao,facevo parte del collettivo che ha gestito il fassbinder dal 2000 al 2006, ho un archivio cartaceo di una bella fetta della nostra gestione, le locandine,i volantini delle serate le facevo io con collage in bianco e nero. ne avrei abbastanza da raccontarti ,da farti scrivere un libro piu’ che un articolo.quel posto catalizzava le stranezze

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  2. Ciao. La cosa è molto interessante ma non va bene per questo blog che pubblica in modo abbastanza saltuario e principalmente commenti. Ma se ti interessa ti faccio parlare con un collega della Gazzetta molto interessato.

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