Il Pd di Sassuolo al tappeto e nessuno lo finisce

Diciamo che c’è un pugile sul ring che vuole essere messo al tappeto. Si presenta all’avversario a guantoni abbassati, senza muoversi e aspetta il colpo. Ma quell’altro non lo considera, è distratto, parla e discute con il suo angolo. Allora il pugile che vuole essere messo al tappeto si butta per terra da solo. Ma l’avversario non se ne accorge neanche. E l’arbitro non si mette a contare.

Il Pd di Sassuolo è il pugile che vuole perdere. Da mesi fa di tutto per farsi impallinare in qualche modo. Ormai è un porto senza più barche: se ne sono andati assessori (Sonia Pistoni), consiglieri (Rossi, Catucci, Zanoli, prossimamente Venturelli). Quelli che ancora ne fanno parte o non vengono alle sedute di consiglio e commissione oppure non dicono una parola. Del resto le riunioni di maggioranza non le fanno neanche più e se capita sono di solito relazioni del sindaco alle quali nessuno ribatte niente. Poi si dà una spazzata alla sede, si chiude a chiave e si va a casa. Dovevano tornare fra la gente, ma l’ultima iniziativa del Pd sassolese si perde nella notte dei tempi. Per fortuna arrivano le Feste dell’Unità, così potranno almeno servire un po’ di salsicce, il metro con cui abitualmente si misura quanto uno è di sinistra, se non lo sapevate, è la quantità di salsicce servite alla Festa dell’Unità: più salsicce, più di sinistra; meno salsicce, di destra; zero salsicce, renziano.

Si sono dotati, nel momento in cui il partito rischia di scomparire dalla faccia della terra, di un segretario di cui nessuno ricorda neanche il nome. Si chiama Paolo Piccioli, ve lo diciamo noi, è sicuramente una bravissima persona che non meritava di essere messa in un ruolo così inutile. E’ uscita sui giornali una sola volta, per ribattere a Luca Caselli su una questione a dir poco marginale.

Di fronte a questo sfacelo, che ha messo Sassuolo ai margini estremi degli ultimi confini della geografia del Pd nazionale (nessuno si è neanche avvicinato a una candidatura nazionale. E siamo uno dei distretti più produttivi della nazione, non fosse per Matteo Richetti, fioranese, conteremmo anche meno di niente), le opposizioni hanno deciso di accomodarsi anche loro nella marginalità.

Loro sono il pugile che se ne sta a farsi gli affari suoi mentre l’altro gli chiede di essere messo a tappeto. L’ultima seduta del consiglio comunale è stata emblematica. Il Pd ha dovuto fare tutto da solo: farsi e presentare l’ordine del giorno da cui poi il Pd stesso ha preso le distanze e alcuni del Pd hanno pure lasciato l’aula, facendo mancare il numero legale alla seduta e bloccando l’ordine del giorno del Pd.

Uguale al panorama nazionale, dove si sono costruiti da soli un referendum e da soli gli hanno votato contro, perdendo tutto quello che c’era da perdere.

Quasi sentendosi un intruso, Ugo Liberi di Forza Italia ha chiesto la verifica del numero legale (ma probabilmente il Pd si sarebbe fatto da solo anche quello). L’opposizione dov’era? Alcuni non c’erano per vari motivi, personali, perchè non gliene frega un accidente, perchè protestavano contro Mattarella prima di riuscire a sapere che il loro leader aveva già cambiato idea e Mattarella era di nuovo buono.

In generale, in un consiglio comunale dignitoso, la giunta e la maggioranza presentano gli atti, le opposizioni interrogano e impegnano la giunta con interrogazioni e ordini del giorno. Qui non lo fanno praticamente mai.

Non parliamo di mettere in difficoltà la maggioranza: se si fossero presi il disturbo anche solo di contare, si sarebbero accorti che la maggioranza è sparita e che praticamente in ogni seduta, lavorandoci appena un po’ in un panorama di scontenti, di assenti e di ignavi come quello che hanno davanti, potrebbero mandarla sotto a far cadere perfino la giunta. Ovviamente non lo fanno. Oh, fa caldo, si fa fatica…

Dice, staranno preparando il terreno per la riscossa alle prossime amministrative: il Movimento 5 stelle ha ormai un solo consigliere, l’altro latita da mesi e come massima iniziativa ha litigato con un consigliere del Pd sulla paternità di un gioco in un parco. Punteranno tutto sul grande consenso nazionale, boh…; la destra pensa addirittura di ricandidare l’unico che può perdere, l’ex sindaco che in cinque anni ha devastato Sassuolo, città e conti pubblici, tanto da far impiegare tre anni solo per sistemare le cose.

A tutt’oggi, a parte Claudio Pistoni che sta lì nel deserto politico a fare tranquillamente tutto quello che gli pare, non si capisce nemmeno chi potrebbero essere i candidati sindaci del futuro (futuro che è tra meno di un anno). Ci fossero almeno delle manovre sotterranee, delle plateali scorrettezze, delle battaglie nelle segreterie. Almeno due qualunque che si mandassero affanculo per far vedere che c’è un sussulto.

Va a finire che al Pd non verrà neanche concesso di valorizzare la sua vocazione a perdere, perchè gli avversari sono dello stesso livello o peggio.

 

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