Un Natale orrendo, come se ne ricordano pochi

A parte quel che può riguardare i nostri affetti familiari, nei quali ognuno troverà la sua pace e il suo rifugio, si fa fatica a ricordare un Natale orrendo quanto questo, se ci si limita a considerare gli aspetti politici e sociali.

Un Natale a conclusione di un’annata che ha visto migliaia, milioni di persone esultare per barche affondate in mare e per più di mille persone annegate nel Mediterraneo; godere per il blocco imposto a imbarcazioni e volontari che cercavano di salvarle; battersi pacche sulle spalle perchè navi a pochi km dalle nostre coste venivano dirottate a cinque giorni di navigazione verso la Spagna; perchè altre venivano affondate a pochi km dalla Libia e altre ancora rimandate indietro, con le persone confinate nei lager dall’altra parte del mare (invisibili e quindi poco disturbanti, mentre pensiamo al telefonino da regalare e impacchettare).

Un Natale che ha visto le stesse folle plaudenti sostenere sgomberi coatti realizzati con la forza, sospensione di programmi di accoglienza e di diritti umani, espulsione indiscriminata di uomini, donne e bambini da centri in cui erano in qualche modo aiutati in attesa di raggiungere una condizione sociale più accettabile.

Un Natale che ha visto sindaci e amministratori sprangare le porte delle mense ai bambini di colore diverso.

Un Natale che vede chi la pensa diversamente da noi considerato non più un interlocutore ma un nemico, identificato con foto segnaletiche e esposto al pubblico linciaggio, che non si limita più ai social media sempre più ricoperti dal tanfo della malvagità ma ormai tracima nelle aggressioni fisiche.

Un Natale che ci ha regalato una nuova legge per cui puoi sparare e ammazzare uno nel tuo cortile; anzi se lo fai una folla plaudente ti accompagna a deporre presso i giudici corrotti e amici degli immigrati e poi magari ti fanno anche una pagina facebook “Uno di noi…”

Un Natale in cui ci si augura la chiusura dei giornali che esprimono contrarietà al nostro pensiero, in cui si gioisce non perchè hai ottenuto qualcosa di più ma perchè lo hai visto togliere a qualcun altro, che siano soldi o diritti.

Troppo generico? Sì, forse sì. Veniamo alla dimensione locale allora. E’ la stessa cosa: ci prepariamo a una campagna elettorale che avrà un solo tema, la sicurezza e la sua presunta mancanza a causa dell’uomo nero. Da mesi ogni giorno ex sindaci, ex assessori e aspiranti assessori futuri invadono i social con racconti di aggressioni, rapine, furti e risse. Del novanta per cento non c’è riscontro ma “è perchè la gente è così esasperata che non denuncia neanche più”. Così fa anche qualche ex politico residente in centro, che ne posta uno al giorno di questi eventi, senza che ce ne sia traccia nelle denunce alle forze dell’ordine.

E’ la nostra città, ed è quella dove ormai se vuoi allungare un euro al povero disgraziato che aspetta all’angolo devi guardarti intorno circospetto perchè se no ti rimproverano e magari ti aggrediscono. Dove i supermercati pagano vigilantes (che ricaricano sulla spesa ovviamente) che impediscano a qualcuno di aiutarti a caricare le sportine in cambio dell’euro che hai usato per sbloccare il carrello. Dove c’è una Caritas efficientissima, piena di cuore e solidarietà, che per la maggior parte dei cittadini che ne discutono durante l’aperitivo “fa business sulle spalle dei poveracci e contro la sicurezza”.

Ed è la stessa città che vaneggia di difesa della cultura e di pari diritti e doveri ma poi non rispetta neanche il blocco del traffico e le regole sulle emissioni, si inalbera se non può usare l’auto a piacere e comunque è colpa dell’inceneritore di Modena.

Un paese, una comunità, una città che hanno un solo obiettivo: rifugiarsi nelle proprie comode abitudini e lasciare fuori dalla porta tutto: la diversità, il cambiamento, il futuro, il mondo.

E’ un Natale orrendo, come si fa fatica a ricordarne altri. Comunque Buon Natale a chi ha lo stomaco forte.

 

 

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