Questa sedia potrebbe essere il prossimo sindaco di una Sassuolo senza candidati

Pensare che avevamo pronosticato Pistoni contro tutti per le prossime elezioni. E ci siamo sbagliati. Qui è Pistoni contro nessuno, o forse nessuno contro nessuno.

Siamo quasi a febbraio, le elezioni sono probabilmente in maggio insieme alle Europee, l’amministrazione comunale si scioglie più o meno fra un mese e non c’è ancora l’ombra di un candidato. Negli altri Comuni della zona i sindaci almeno hanno fatto sapere se si ricandideranno oppure no (Tosi e Costi sì, Morini no). A Sassuolo il primo a non dire niente è Claudio Pistoni, di cui si è pronosticato il coming out più volte senza azzeccarci mai.

Ripartiamo da zero allora. Pistoni sta pensando di fare come l’altra volta. Non si candidò, pur avendone una voglia matta, finchè non fu il Pd a chiederglielo ufficialmente: veniva da un altro Comune, aveva un’esperienza amministrativa a Sassuolo che non gli aveva lasciato solo amici, aveva bisogno dell’investitura e del sostegno ufficiale del partito, che arrivò. Anche stavolta probabilmente attende la chiamata, ma per questo secondo giro di valzer non è così scontata: il Pd non ha nessuna voglia di sostenere Pistoni, lo ha dimostrato sfandandosi pezzo per pezzo negli ultimi cinque anni.

Ma il sindaco si sta anche interriogando personalmente sull’opportunità di riprovarci. Perchè qui serve un miracolo: un sondaggio riservato commissionato a sinistra riferisce di un sindaco perdente in qualunque scenario, chiunque sia l’avversario. Anche fosse una sedia vuota con sopra i bollini Lega e 5 Stelle, rischierebbe di vincere. Perchè allora Pistoni dovrebbe sottoporsi alle forche caudine di una probabile sconfitta, con un partito che non farà nulla per sostenerlo?

Attualmente fra coloro che siedono in consiglio comunale, fra lista civica e partito, saranno tre o quattro al massimo incondizionati sostenitori del sindaco uscente. Gli altri per la maggior parte preferirebbero votare l’altra Pistoni, Sonia, la paladina della sinistra quella vera. Che però da parte sua non ha emesso un fiato a proposito della candidatura. E’ sempre in montagna, magari quando scenderà avrà meditato e dirà cosa intende fare ai suoi discepoli che l’aspettano ansiosi.

E dall’altra parte? Possibile che a quattro mesi al massimo dal voto e con la vittoria in tasca, non ci sia ancora nè un candidato nè un’idea di schieramento?

Caselli si è auto-escluso. Ci sono due auto-proposti: Menani che sarebbe un candidato naturale visto che la Lega è ai suoi massimi storici. Però il suo stesso partito preferirebbe qualcun altro, sia perchè cerca un nome su cui possano convergere più forze di centro-destra, sia perchè in fondo l’ex vicesindaco, anche se si occupava di altro, potrebbe ricordare un po’ troppo quella giunta che ha quasi sfasciato il bilancio comunale e ci ha messi a rischio commissariamento.

L’altro auto-proposto è Claudio Corrado, appassionato di vita amministrativa al punto da offrirsi gratuitamente almeno come assessore (alla cultura), ma che al momento nessuno si piglia (con sue pubbliche lamentele, giustificate, se chi ha sincero interesse a fare questa attività viene scartato e si annaspa invece per convincere chi non vuole farlo c’è qualcosa che non funziona).

Si lavora, nella destra, per un nome unificante, che nelle speranze sarebbe quello di un imprenditore o di un elemento noto della società civile, altrimenti potrebbe essere Alessandro Lucenti, uno dei Sassolesi, non troppo compromesso con la precedente amministrazione, abbastanza ragionevole da essere sostenuto da tutti. Non esattamente il candidato che spacca, ma tanto mai come questa volta più della persona conteranno la rabbia popolare e il voto nazionale.

E i 5 stelle? Hanno fatto sapere che si consulteranno pubblicamente in febbraio. Non hanno un nome, non hanno un progetto, contano esclusivamente sul grande traino rappresentato dal successo nazionale e probabilmente anche sull’imminente reddito di cittadinanza. Qui sta anche il loro problema: i fasti di Roma sono incontestabili, ma a livello locale si fatica, si suda, si tira la carretta per pochi spiccioli e per l’ideale. Farlo per un turno va bene, poi magari diventi sottosegretario o deputato, come è successo ai colleghi formiginesi. Altrimenti è solo fatica e qualcuno, anche fra i leader locali, sta pensando di fare un passo indietro, che toccherebbe ad altri provare lo stesso impegno. Altri che però non ci sono. C’è il concreto rischio, a Sassuolo come a Fiorano, che si fatichi a mettere insieme non solo un candidato sindaco ma perfino una lista.

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